incontro con Sergio Ramazzotti: il mio reportage a disegnini

Il 4 aprile scorso, presso la Scuola Holden di Torino, l’associazione B#art ha organizzato un incontro con il fotogiornalista Sergio Ramazzotti dell’agenzia ParalleloZero. Il titolo era “oltre gli stereotipi del fotogiornalismo”.

Reporter attivissimo, reduce da avventurosi servizi in luoghi disparati e spesso pericolosi, Ramazzotti ha parlato con voce inaspettatamente pacata e sommessa del mestiere di fotografo giornalista oggi, avversando con forza chi lo da’ per spacciato: c’è e ci sarà ancora un gran bisogno di informazione.

sergio ramazzotti

scuola Holden di Torino, 4 aprile 2016: per Sergio Ramazzotti il fotogiornalismo non può morire (clicca sull’immagine per ingrandire).

Associa il tema trattato da Ramazzotti con il mio scarabocchio corrispondente:

  1. Il citizen journalism secondo alcuni minaccia il fotogiornalismo professionale (le parole “citizen journalist” e “sicumera” vengono ripetute parecchie volte).
  2. Non ci sono più angoli inesplorati del mondo, ciononostante ci sono sempre storie da raccontare.
  3. Per fare un esempio di tema non correntemente trattato ci mostra un intero reportage da lui realizzato accompagnando un uomo italiano che ha viaggiato verso la Svizzera per sottoporsi a un suicidio assistito (un lavoro fatto di moltissime immagini, quasi un film a fotogrammi: l’ho trovato davvero emozionante).
  4. Per ragionare su quanto una immagine possa parlare senza parole Ramazzotti ci mostra una sua fotografia di un neonato africano, sfidandoci a dire se è morto o vivo.
  5. Le immagini di reportage violente vengono censurate al pubblico mentre la violenza al cinema – ad esempio in “The hateful 8” di Tarantino – viene ricercata.
  6. I giornali che pubblicano foto sono pilotati dagli inserzionisti e dalle loro perverse logiche commerciali: a questo proposito cita insistentemente Rolex.
  7. Il reporter può sottrarsi a queste logiche rivelando la verità al pubblico, che informandosi può formarsi un’opinione.
  8. Esempio di disinformazione: durante l’epidemia di Ebola in Africa molti italiani credevano che si potesse prendere la malattia venendo a contatto con un immigrato. Ramazzotti ha documentato la crisi di Ebola in Liberia.

 

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